martedì 20 gennaio 2009

George Walker Bush


E’ finita.
Siamo giunti all’epilogo di una presidenza che tanto ha fatto discutere e che, pure, ha rappresentato il tentativo, speriamo non sia l’ultimo, per far decollare un mondo migliore, fondato sul rispetto, la reciprocità, la sicurezza, la libertà.
George W Bush, eletto nel novembre 2000 al termine di una lunga diatriba sul conteggio dei voti in Florida con Al Gore, era temuto dalle cancellerie europee, perché era visto come un isolazionista, che avrebbe ritirato molte truppe dall’europa, lasciandola sola con i suoi problemi.
L’attentato dell’11 settembre ha invece ribaltato tutto.
L’incapacità di Clinton di estirpare il terrorismo musulmano aveva reso vulnerabile l’America.
Bush l’ha resa più sicura e con essa tutto il mondo, perché ha costretto i terroristi islamici alla fuga, a nascondersi, a preoccuparsi più della propria sicurezza e vita che di offendere quella dei cittadini occidentali.
Non è stato compreso e neppure aiutato se non dalla solita, fidata, Inghilterra forse perché è l’unica che abbia una memoria coloniale e sappia che la sicurezza interna dipende anche da quanto lontano dai propri confini si lascia il nemico.
Bush, pure rieletto senza patemi nel 2004, ha pagato non la sua politica di sicurezza (anche nel 2004 Kerry cercò di vincere su quel piano, fallendo) ma una crisi economica di portata imprevista, più grave di quella del 1929.
Una crisi di cui, forse, non è neppure responsabile ma, essendosi trovato in quel posto, in quel momento, la responsabilità ricade comunque su di lui.
C’è anche da dire che manca la riprova che, se fosse stato candidato, avrebbe perso, mentre è certo che McCain non può rappresentare la vitalità che dovrebbe esprimere il Partito Repubblicano anche perché non ne rappresenta l’anima profonda.
Oggi, inoltre, con il passaggio delle consegne verrà inferto un vulnus non rimarginabile (perché comunque rimarrà negli annali) alla secolare tradizione che vede un esponente della Civiltà europea alla Casa Bianca.
Vi entrerà infatti un tizio che non discende neppure da un padre figlio di generazioni di americani, bensì da un padre africano e da una madre che ha sempre respinto la sua stessa patria.
Non ho alcuna fiducia in costui, anche se spero che in quattro anni non riesca a distruggere quello che ha costruito Bush in otto.
Mi auguro che sia tenuto sotto stretto controllo dagli esponenti dell’establishment americano, anche se appartengono al partito democratico, sicuramente meno affine ideologicamente alla mia visione dell’America e del mondo.
Spero che il suo vice, Joe Biden, sappia mettere a frutto la sua esperienza di senatore di uno stato che è un paradiso fiscale per impedire che il governo estenda le sue mani sulla vita civile degli Stati Uniti perché la conseguenza sarebbe un analogo comportamento anche da noi.
E non vi è alcun bisogno di un nuovo interventismo statale, perché è il libero mercato che deve risolvere le sue crisi, con i suoi fallimenti, grandi e piccoli, e le nuove ricchezze che possono crearsi solo quando c’è la piena libertà politica ed economica.
Per questo avremmo ancora avuto bisogno di George W. Bush.

sabato 17 gennaio 2009

Propaganda atea

In alcune metropoli occidentali (Washington, Londra, Barcellona) sono apparsi cartelloni pubblicitari finalizzati a propagandare l'ateismo.
In Italia ci hanno provato un gruppo di atei riuniti in una organizzazione che sembra la sigla di una stazione radiotelevisiva: Uaar.
La città prescelta era Genova, sede arcivescovile del Cardinale Bagnasco, presidente della Cei.
Il sindaco di sinistra di Genova aveva approvato.
La società (privata) che cura la raccolta pubblicitaria ha rifiutato i cartelloni, motivandolo con il timore di violazione di due articoli del codice di autodisciplina della pubblicità, che prevedono che la pubblicità non debba essere tale da offendere le altrui convizioni religiose.
Fin qui i fatti.
Che commento fare ?
Che questi atei sono poco ... atei, perchè hanno scelto una loro personale divinità: l'ateismo stesso.
Il vero ateo non ha bisogno di propagandare la sua fede, mentre l'agnostico non ha una fede e neppure la certezza che Dio non esiste, perchè l'agnostico è alla perenne ricerca della verità, quindi non affermerebbe mai che Dio non esiste, bensì direbbe che, per ora, non ha trovato quella prova che lo convincesse dela sua esistenza.
Questa Uaar, invece, da tempo sta facendo una specifica propaganda "contro", contro Dio e contro quelle norme di carattere morale ed etico che spesso discendono da un certo modo di intendere la religione.
E questa è l'ultima annotazione.
La propaganda della Cei, per la firma dell' 8 per mille, è una pubblicità positiva, dove non si fa campagna contro qualcuno, ma si illustra quello che è stato fatto per il prossimo in difficoltà.
L'Uaar fa esclusivamente propaganda "contro".
Contro la Chiesa, contro l'esistenza di Dio, contro ciò che ne discende.
Anche questa differenza, conta.

sabato 15 novembre 2008

McCain-Palin: così non va

Passate le elezioni con una sconfitta, mi aspettavo che i Repubblicani americani pensassero a riorganizzarsi per l'appuntamento del 2010 e porre le basi per la liberazione della Casa Bianca nel 2012.
Leggo - e spero che siano solo bufale di stampa - che la Palin avrebbe strizzato l'occhio ai nuovi padroni in una squallida riedizione della canzone di Jannaci: "c'entro anch'io ?", mentre McCain addirittura si incontrerà con Obama per - dicono sempre i giornali e spero sia una bufala ! - un eventuale ruolo nella amministrazione democratica.
Abbiamo già visto prima del voto il salto della quaglia di Powell e le sviolinate della Rice, ma quello è facilmente attribuibile ad una solidarietà razziale che è emersa in tutta la sua evidenza in questa tornata elettorale e che viene negata solo da Bianchi ciechi e ottusamente lanciati verso l'autodistruzione.
Ma che esponenti repubblicani - si parla anche dell'attuale ministro della difesa - possano prendere in considerazione di collaborare con la futura amministrazione, rinunciando ad ogni ipotesi di seria riorganizzazione per la rivincita. mi sembra veramente meschino e squallido.
Emerge così, ancora una volta, la figura di George Walker Bush che, anche oggi, resta l'unico Leader rappresentativo dei Repubblicani e che sta portando a termine il suo mandato con onore e senza cadere in quel "volemose ben" che porta alcuni suoi ex colleghi di partito a rinunciare alle proprie idee pur di conquistarsi uno strapuntino per il futuro.
L'America si è italianizzata e non prendendo le nostre virtù, bensì mutuando i nostri vizi.
I Repubblicani, nella sconfitta, hanno trovato il Leader attorno al quale potranno ricostruire il loro predominio, adesso che chi si era imbarcato per interesse sta cercando di guadagnare rapidamento l'arruolamento nella nave nemica: George W. Bush.

sabato 8 novembre 2008

Perchè Civiltà solo nella Tradizione

Da oggi un nuovo blog.
La rivoluzione causata dal voto americano mi ha indotto a chiudere il blog che avevo gestito fino ad oggi We the People.
Quel blog è chiuso, ma non eliminato, perchè non ho nulla da rettificare sul passato, ma l'ammirazione e l'amicizia verso gli americani è terminata con la scelta del 4 novembre.
Adesso potremo forse anche trovarci su alcune questioni, ma la prospettiva futura è necessariamente differente.
E quando si perde quella che è stata per anni una stella polare, soprattutto durante le amministrazioni repubblicane e soprattutto con Ronald Reagan e George W. Bush, è necessaria una ritirata strategica all'interno di quelle certezze inossidabili che sono le proprie radici.
E le nostre, di italiani, di europei, sono radici forti, radici sane, radici profonde.
E sono radici che hanno costruito la Civiltà come oggi la conosciamo, una Civiltà globale, che ha consentito a tanti popoli di riscattarsi e di migliorarsi.
Una Civiltà, quindi, che è tale perchè è nata, cresciuta, prosperata nel rispetto delle sue Tradizioni.
Quindi ecco "Civiltà solo nella Tradizione".
Naturalmente, cambia il blog e cambia il nick.
Anche il vecchio Starsandstripesforever è superato dalla scelta degli americani del 4 novembre.
La prospettiva è di conservare e rilanciare una scelta di campo, politica, civile, sociale, economica, che oggi sembra accantonata anche a causa di un coro mediatico che ha perso la testa dopo l'elezione di Obama.
Si accorgeranno che i danni che porterà (già in due occasioni, dopo soli 4 giorni dal voto ha richiamato la sua origine segno che sarà una caratteristica della sua presidenza, alla faccia del multiculturalismo !) sono superiori ai "significati" che vorrebbero farci credere esistere nella sua elezione, addirittura millantati come "valori".
Quindi il nuovo nick sarà "Il Temporeggiatore", perchè sappiamo tutti che entro quattro anni, otto se proprio ci va male, torneremo ad una sana normalità, sia pur inquinata dalla frittata che, comunque, è stata fatta dagli elettori americani il 4 novembre scorso.
Temporeggiare, aspettando che la Storia torni a girare per il verso giusto, ma senza ritirarsi, bensì combattendo per difendere i nostri Valori, quelli della Tradizione, e contribuendo a far fallire quanto prima l'azione di Obama e dei suoi supporters locali.
Civiltà solo nella Tradizione, perchè i Valori, quelli veri, non sono quelli rappresentati da Obama e dai suoi maggiordomi italiani.